Videosorveglianza e rapporti con la DTL

La grande diffusione degli impianti di videosorveglianza, diventati ormai uno strumento indispensabile per dissuadere eventuali malintenzionati.

Se da un lato, però, la diffusione delle telecamere sta contribuendo a dare maggiore sicurezza al cittadino, a promuovere un maggior rispetto della legge e a preservare il proprio patrimonio, d’alto canto al vero e proprio boom della videosorveglianza in atto (alcune recenti ricerche dicono che l’Italia si colloca addirittura al secondo posto in Europa per numero di telecamere installate), non corrisponde un contestuale rispetto delle leggi e delle procedure vigenti in materia.

BISOGNA PERO’ RICORDARE CHE ADOTTANDO UNO STRUMENTO TECNOLOGICO POTENZIALMENTE LESIVO DELLA PRIVACY ALTRUI E NON CONSIDERANDO LE IMPLICAZIONI CHE DERIVANO DALL’ACQUISIRE E SOPRATTUTTO DAL CONSERVARE IMMAGINI ALTRUI, SI CORRE IL RISCHIO DI ESPORSI A SANZIONI ANCHE ESTREMAMENTE IMPORTANTI.

Prima di installare un impianto in azienda devono essere valutati attentamente e preventivamente gli effetti collaterali che tali impianti possano comportare, ovvero il rischio di entrare nel merito della sfera personale degli individui e dei lavoratori, criticità questa che comporta una violazione del divieto di controllo a distanza del lavoratore imposto dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori.

L’installazione di un impianto di videosorveglianza richiede invece una serie di valutazioni che coinvolgono le varie funzioni aziendali e gli installatori in primis, ma che riguardano comunque tutti i dipendenti che anche saltuariamente possono essere ripresi dalle telecamere.

Prima di installare un sistema di videosorveglianza occorre quindi presentare una richiesta alla DTL pertinente per territorio o cercare di raggiungere un accordo con le maestranze sindacali eventualmente presenti in azienda.